Recensione · scelta della redazione
Pilgrims
Una favola punta-e-clicca dove ogni personaggio è una carta da giocare. Corta, brillante, da rifare.
Ci sono giochi che ti chiedono ore e giochi che ti chiedono attenzione. Pilgrims è del secondo tipo: mezz'ora la prima volta, poi la voglia di ritentare. Sullo schermo hai una manciata di carte, un contadino, un diavoletto, una moneta, una salsiccia, e un piccolo mondo da attraversare. Trascini la carta giusta sulla scena giusta e qualcosa succede, spesso con una risata.
Lo stesso enigma si può chiudere in più modi. È lì che il gioco ti invita a ricominciare.
La cosa bella è che non esiste un'unica soluzione. Ogni situazione ha strade diverse, e finire l'avventura sblocca dei "francobolli" che spingono a rigiocarla scegliendo altre vie. Non c'è testo scritto: si comunica per gesti, disegni e versi, quindi funziona in qualsiasi lingua e va bene anche per i più piccoli.
La storia dello studio
Pilgrims porta la firma di Amanita Design, lo studio ceco fondato nel 2003 da Jakub Dvorský. È la stessa casa di Machinarium, della serie Samorost e di Botanicula: uno stile fatto a mano, un po' fiabesco e un po' sporco di terra, riconoscibile tra mille. Uscito nel 2019 su Apple Arcade e PC in contemporanea (la versione singola per App Store e Google Play è arrivata più tardi), Pilgrims è la loro versione tascabile di quel mondo, con le musiche di Tomáš Dvořák (Floex) a tenere tutto insieme.
La nota onesta
Dura poco, e va detto. Chi cerca un'avventura lunga resterà con la voglia. Inoltre si comincia gratis, ma per l'esperienza completa serve un piccolo acquisto in-app: è giusto saperlo prima di iniziare. A me non pesa, anzi, la brevità è parte del suo garbo. Ma se il tuo metro è "quante ore mi dura", questo non è il titolo per te.
Per chi è
Per una pausa vera, per un pomeriggio con un bambino, o per convincere quella persona che "i videogiochi non mi piacciono" a provarne uno. Difficile che non sorrida.