Recensione · scelta della redazione

To the Moon

Due scienziati entrano nei ricordi di un uomo morente per esaudire il suo ultimo desiderio. Quasi non è un gioco: è una storia da attraversare.

Freebird GamesCanada · 2011 / mobile 2017Android e iOS~94k★ altoA pagamento
Screenshot da To the Moon: il faro sotto la luna e gli interni in pixel art.
Screenshot ufficiali dallo store. Screenshot, marchi e loghi © Freebird Games / X.D. Network.

Johnny sta morendo e ha un desiderio: andare sulla Luna. Non sa spiegare perché. La dottoressa Rosalene e il dottor Watts lavorano per un'azienda che, negli ultimi istanti di vita, entra nella memoria di una persona e la riscrive perché muoia avendo "vissuto" ciò che voleva. Per farlo devono risalire i ricordi di Johnny all'indietro, dall'ultimo al primo, e capire da dove nasce quella Luna.

Non ci sono nemici, non ci sono game over. C'è una vita da rimettere in ordine, a ritroso.

Di meccaniche vere non ce ne sono quasi: ci si muove tra le scene, si raccolgono piccoli oggetti-ricordo, si risolve qualche innesto. Il cuore è la scrittura, che alterna ironia e malinconia senza mai scadere nel ricatto emotivo, e il pianoforte, scritto dallo stesso autore, che accompagna i passaggi chiave. Arrivi alla fine e capisci perché tanta gente lo cita quando parla di storie nei videogiochi.

La storia dello studio

To the Moon nasce piccolo: Kan Gao lo costruisce su RPG Maker con il suo studio canadese Freebird Games, e lo pubblica su PC nel 2011. Doveva essere un progetto di nicchia, è diventato di culto proprio per il racconto e la colonna sonora. Il remaster HD per telefono, con ritocchi grafici e comandi touch, lo ha curato e pubblicato X.D. Network nel 2017, portandolo su iOS e Android.

La nota onesta

Ripeto quello che scrivo nella scheda: qui non c'è sfida. Se cerchi enigmi impegnativi o abilità da mettere alla prova, resterai deluso, perché si legge e si ascolta più di quanto si "giochi". E il pixel art del 2011 si vede, anche nella versione ripulita. Per me sono dettagli; per qualcun altro potrebbero essere ostacoli, ed è giusto dirlo.

Per chi è

Per chi ha una o due ore tranquille, un paio di cuffie e la voglia di farsi prendere. Anche per chi non gioca mai: si guarda come un film, e forse è il modo migliore di descriverlo.

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